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La vicenda ferragostana di Genova riporta al centro del dibattito italiano la questione: quali politiche infrastrutturali per il Paese.

di Beppe Moro

Come risaputo la materia delle infrastrutture è “contesa” tra lo Stato e le Regioni e questo a volte ha consentito il proliferare da un lato del contezioso amministrativo e dall’altro lato del cd. NIMTO (Not In My Term of Office – No Durante il Mio Mandato Elettorale) che è prodromico rispetto ai più famosi movimenti NIMBY (Not In My Back Yard – No Nel Mio Giardino): NO TAV, NO TAP, NO GRONDA, NO depuratore e così via. A riguardo il NIMBY Forum ci indica annualmente quante opere sono bloccate in tutta Italia.

Cosa fare? Da giurista spesso mi approccio a sistemi (amministrativi e normativi) complessi. A volte la complessità non è data dalla lentezza della burocrazia bensì dalla frammentazione degli obiettivi strategici che un Ente si deve dare a prescindere dal susseguirsi dei mandati politici. Poca chiarezza dunque che si trasforma in mancanza di competitività e di una partecipazione il più delle volte effimera.

Ritornando su Genova e sul suo porto. La Manovra 2017 ha introdotto le Zone Logistiche Speciali per il Porto di Genova e di Trieste (già zona franca). Cosa sono le ZLS? La risposta del governo Gentiloni alle Zone Economiche Speciali (ZES) meridionali. La differenza? Il credito d’imposta che viene applicato per le ZES non è previsto nelle ZLS. Tutto il resto uguale. In particolar modo rispetto alle semplificazioni di tipo amministrativo, normativo e fiscale. Verrebbe da chiedersi: che fine hanno fatto le ZLS? Nel passaggio di consegne ministeriali (in questo caso il MIT) cosa è successo? Perché ad oggi presso il MIT non si è insediata la Cabina di Regia? Perché le Autorità Portuali di Genova e Trieste non incalzano il governo affinché siamo assunti i relativi decreti? Perché la Politica oggi chiede l’istituzione delle ZES? È vero a Genova, come da per tutto, servono infrastrutture sicure ma cosa c’entrano le ZES a riguardo? E soprattutto esiste già lo strumento delle ZLS: perché non utilizzarlo?

Dunque, serve passare dalle parole alla continuità delle azioni politiche. Paradossale a tal riguardo il ruolo di quei partiti che chiedevano nelle giornate successive al crollo del ponte l’istituzione della ZES per Genova. Eppure erano gli stessi partiti  al governo del Paese quando è stato introdotto – con emendamento last minute nella Manovra del 2017 – la ZLS ligure e triestina.

A proposito di zone speciali. La Regione Puglia attende l’approvazione – da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri – delle ZES, da poco varate in giunta regionale. Ma anche qui, senza Cabina di Regia, presso il Ministero del Sud, nulla si potrà fare. Eppure sono tante le aziende che vogliono investire in Puglia.

A riguardo conferme positive si riscontrano anche dal Presidente dell’ADSP del Mare Adriatico Meridionale, il prof. Patroni Griffi e dal Presidente dell’ADSP del Mar Ionio, l’avv. Prete, prossimi Presidenti dei Comitati di Indirizzo rispettivamente della ZES Adriatica e della ZES Ionica. La Puglia, grazie alle ZES, può diventare, se la presidenza del consiglio dei ministri firmerà a stretto girò i due piani strategici delle ZES pugliesi, il più grande hub interregionale della logistica integrata e intermodale gomma-ferro-acqua del Mediterraneo.  E proprio il documento strategico delle Aree Logistiche Integrate (ALI) tra Puglia e Basilicata va in questa direzione.

Dunque. Va bene la revisione, come per le auto, dei nostri ponti e delle nostre infrastrutture in generale. Va altrettanto bene dare maggiori poteri ai sindaci e a tutti i decisori di ogni ordine e grado. Prima, però, va incalzata tutta la Politica affinché si dia da fare per applicare gli strumenti amministrativi già messi in campo, anche dai precedenti governi. A partire dall’istituzione degli Osservatori su tutte le grandi Opere e il potenziamento di quelli esistenti sul modello dell’Osservatorio del Terzo Valico localizzato non già in uno dei piani sperduti del Ministero X  bensì nel luogo in cui la grande opera vedrà la luce.

 

Scendere dal palco e governare il Paese. Per dirla con Weber, “mettere le mani negli ingranaggi della Storia”, nel nostro caso “del Governo” per far ripartire il Paese. Questa è la più grande missione, a maggior ragione dopo i fatti di Genova.